SORA - I NUMERI DEL SISTEMA RIFIUTI
- Tommaso Villa
C’è un momento, durante certe presentazioni pubbliche, in cui capisci che qualcosa non torna. Non perché qualcuno stia dicendo il falso, ma perché si sta dicendo solo una parte della verità. È una sensazione sottile, quasi impercettibile, che però resta lì, come un sassolino nella scarpa.
La presentazione di “Sora Circolare 2.6” è uno di quei momenti. Sul palco scorrono parole che ormai conosciamo bene: sostenibilità, innovazione, economia circolare. Parole giuste, per carità. Parole che nessuno può contestare. Ma mentre scorrono, fuori da quelle slide, resta sospesa una domanda semplice, concreta: tutto questo, per chi è davvero?
Perché i numeri, quando li vai a cercare nei documenti ufficiali, raccontano sempre qualcosa in più. Nel Piano Economico Finanziario del servizio rifiuti del Comune di Sora, alla voce “Grandezze fisico-tecniche”, è indicata una produzione complessiva pari a 11.662,67 tonnellate annue, con una raccolta differenziata del 64% . Non sono stime, non sono interpretazioni: sono dati ufficiali.
Tradotti in termini concreti, significano una cosa molto semplice. Ogni anno Sora produce poco più di undicimila tonnellate di rifiuti, di cui circa il 36% resta indifferenziato. Parliamo, quindi, di circa 4.200 tonnellate annue di rifiuto residuo.
Ed è proprio qui che il ragionamento cambia direzione. Perché il progetto presentato parla di un impianto con una capacità di trattamento di circa 12.000 tonnellate annue. Un dato che, messo accanto a quelli ufficiali del Comune, apre inevitabilmente una riflessione.
Non siamo più nel campo delle percezioni. Siamo dentro un confronto numerico. A fronte di circa 4.200 tonnellate di rifiuto indifferenziato prodotto dalla città, si ipotizza un impianto con una capacità quasi tripla. È vero che dentro questi numeri rientrano anche scarti della differenziata, sovvalli e altre frazioni da trattare. Ma il divario resta.
E quando il divario resta, la domanda diventa inevitabile. Chi conosce il ciclo dei rifiuti lo sa: la capacità di un impianto non resta mai inutilizzata. Se c’è spazio, quello spazio viene riempito. Non è un’anomalia, è il funzionamento normale del sistema. Non è un’accusa. È un dato di fatto.
Molti si limitano a riportare ciò che viene presentato in conferenza stampa. Noi preferiamo fermarci un attimo in più e fare la domanda che manca. Sora sta costruendo un impianto calibrato sul proprio fabbisogno, oppure sta iniziando a posizionarsi dentro una logica più ampia, che riguarda un bacino ben oltre i confini comunali?
Perché qui non si sta parlando solo di un’opera pubblica. Si sta parlando del ruolo che un territorio decide, consapevolmente o meno, di assumere nei prossimi anni. Diventare un punto di trattamento significa entrare dentro una filiera che non è più solo servizio, ma anche economia, equilibri, interessi.
E certe scelte non si misurano il giorno dell’inaugurazione. Si misurano negli anni successivi. Non è un impianto per Sora. È un impianto su Sora. Un investimento su Sora e bene fa la politica a farlo perchè non è facile rimediare 5 milioni di euro.
Ora, però, occorre una vera ed efficace gestione manageriale. Un impianto da 5 milioni di euro, ammortizzato in dieci anni, comporta un costo di circa 40 euro per tonnellata solo per l’investimento. Un dato che rende evidente quanto la saturazione dell’impianto sia determinante per la sua sostenibilità economica.
Se lavora 12.000 t/anno, l’ammortamento pesa 42 euro a tonnellata. Se lavora solo circa 4.200 tonnellate di indifferenziato di Sora, cambia tutto: 500.000 ÷ 4.200 = 119 €/t solo di ammortamento.
E lì l’impianto diventa economicamente molto più pesante. E qui, nella gestione, manca ancora personale, energia, manutenzione. Nella sostanza delle cose un piano industriale a 4200 tonnellate non sta in piedi e se l'Ambiente fa debiti poi li pagano i cittadini. Non stiamo mica coltivando Mele.
Un dettaglio politico. Alla presentazione di ieri è stranamente risultato assente l'assessore regionale Giancarlo Righini. Pare abbia preferito dedicarsi al tennis e tenersi in forma per le prossime invasioni in Ciocaria. C'era, invece, la Presidente della Commissione sanità della Regione Lazio, Alessia Savo. Che c'azzezza la sanità con i rifiuti?