VEROLI - GIOVANNA DE FRANCESCO ESPONE AL CRYSTAL

  • Tommaso Villa

Saranno le opere di Giovanna De Francesco ad inaugurare Psycroma 2026, la rassegna di mostre di arte contemporanea organizzata dalla sala d’arte Crystal a Veroli. L’artista salentina, residente a Ceccano, a partire dalle 18,00 di sabato 23 maggio 2026 presenterà un percorso che nasce dall’intimità di una storia personale e si apre a una dimensione universale.

In questa mostra, realizzata con la collaborazione della associazione culturale L’Airone di Isola del Liri, è proposta una ricerca che affonda le radici in un’esperienza di perdita che ha segnato profondamente l’immaginario dell’artista: la scomparsa prematura del padre, anch’egli appassionato d’arte, avvenuta in un tragico incidente quando lei era ancora bambina. Un evento che De Francesco ha sempre interpretato come un simbolico passaggio di testimone,

un’eredità invisibile affidata al suo sguardo. Da allora, la pittura diventa strumento di indagine e di ricomposizione dell’assenza, linguaggio capace di dare forma a ciò che sfugge al tempo e allo spazio. Al centro della sua produzione emerge con forza la figura femminile: presenza costante, potente, generatrice di memoria e trasformazione. È il riflesso del legame profondo con la madre, ma anche archetipo universale di forza e resilienza.

Le sue opere – dipinti e sculture – sono dettate dall’urgenza emotiva, attraversate da passione, sensualità ed erotismo, in un equilibrio vibrante tra introspezione e corporeità. L’artista ricerca una verità condivisa, che superi il dato autobiografico per diventare esperienza collettiva. Ogni lavoro si configura così come un ponte tra memoria personale e memoria dello spettatore, invitato a riconoscersi nelle tracce dell’assenza e nei segni della rinascita.

Formatasi all’Istituto Statale d’Arte di Poggiardo e diplomata in pittura all’Accademia di Belle Arti di Lecce nel 1991, De Francesco lascia a 24 anni la terra d’origine per trasferirsi a Roma, dove matura una crescita umana e artistica decisiva. La mostra, che resterà aperta fino a domenica 7 giugno, restituisce oggi la densità di questo percorso: un itinerario visivo che intreccia dolore e bellezza, eros e memoria, trasformando la fragilità in potente gesto creativo.