CIOCIARIA - BANDO NAZIONALE CHE CALZA PER I NOSTRI PICCOLI PAESI

  • Tommaso Villa

C’è un bando nazionale che sembra calzare a pennello per la provincia di Frosinone. Non soltanto perché 66 dei suoi 91 Comuni hanno meno di 5.000 abitanti, ma perché prova a intervenire proprio su uno dei problemi più seri che la Ciociaria dovrà affrontare nei prossimi anni: la diminuzione demografica.

Si chiama “Crescere nei piccoli comuni 2026”, è promosso dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del Consiglio dei ministri e mette a disposizione 50 milioni di euro del Fondo per le politiche della famiglia 2026. Il dato dei 66 Comuni racconta già molto della nostra provincia. Ma racconta soltanto metà della storia. L’altra metà è rappresentata da una popolazione che continua a diminuire e da un territorio che rischia progressivamente di invecchiare e svuotarsi, soprattutto nelle aree interne e nei centri più piccoli.

La questione demografica è probabilmente una delle grandi emergenze silenziose della Ciociaria. Non produce una crisi improvvisa, non chiude una fabbrica dalla sera alla mattina e non porta migliaia di persone in piazza. Lavora lentamente. Ogni anno qualche nascita in meno, qualche giovane che parte, qualche classe scolastica che non si forma, qualche attività che chiude, qualche servizio che diventa più difficile da mantenere. Alla fine, però, cambia un territorio. Ed è proprio per questo che il bando merita attenzione.

L’obiettivo dichiarato è sostenere le famiglie che vivono nei piccoli Comuni attraverso servizi e iniziative rivolte soprattutto a bambini e adolescenti, attività educative, culturali, sociali, sportive e ricreative e interventi capaci di rafforzare i rapporti tra generazioni e la coesione delle comunità. Perché contrastare lo spopolamento non significa soltanto convincere qualcuno a trasferirsi in un borgo. Significa innanzitutto creare le condizioni affinché chi già ci vive possa scegliere di restare. Una giovane coppia decide dove costruire il proprio futuro anche sulla presenza di un asilo, di servizi per i figli, di opportunità educative e sportive, di trasporti, di assistenza e di una comunità nella quale crescere una famiglia non diventi ogni giorno più complicato.

Da questo punto di vista la fotografia della provincia di Frosinone è impressionante: 66 Comuni su 91, quasi tre su quattro, si trovano sotto la soglia dei 5.000 abitanti. Acquafondata, Acuto, Alvito, Amaseno, Aquino, Arnara, Atina, Ausonia, Belmonte Castello, Broccostella, Campoli Appennino, Casalattico, Casalvieri, Castelliri, Castelnuovo Parano, Castro dei Volsci, Castrocielo, Colfelice, Colle San Magno, Collepardo, Coreno Ausonio, Esperia, Falvaterra, Filettino, Fontana Liri, Fontechiari, Fumone, Gallinaro, Giuliano di Roma, Guarcino, Morolo, Pastena, Patrica, Pescosolido, Picinisco, Pico, Piglio, Pignataro Interamna, Pofi, Posta Fibreno, Ripi, Rocca d'Arce, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, San Giorgio a Liri, San Giovanni Incarico, San Vittore del Lazio, Sant'Ambrogio sul Garigliano, Sant'Andrea del Garigliano, Sant'Apollinare, Santopadre, Serrone, Settefrati, Sgurgola, Strangolagalli, Supino, Terelle, Torre Cajetani, Torrice, Trevi nel Lazio, Trivigliano, Vallecorsa, Vallemaio, Vallerotonda, Vicalvi, Vico nel Lazio, Villa Latina, Villa Santa Lucia, Villa Santo Stefano e Viticuso costituiscono, sulla base degli ultimi dati demografici disponibili, la platea provinciale potenzialmente interessata.

Dentro quell’elenco c’è praticamente tutta la geografia della provincia: Valle di Comino, Valle del Liri, Monti Ernici, Lepini, Cassinate. E c’è soprattutto un problema comune. Quando un piccolo Comune perde abitanti entra facilmente in un circolo vizioso. Diminuiscono i bambini e diventa più difficile mantenere una scuola. Diminuiscono gli utenti e diventa più difficile mantenere un servizio. Diminuiscono i clienti e diventa più difficile tenere aperto un negozio. Diminuiscono le opportunità e altre famiglie decidono di andare via.

Meno abitanti significano meno servizi. Ma meno servizi producono, a loro volta, meno abitanti. È questa spirale che bisogna interrompere. L’avviso presenta inoltre una caratteristica interessante: viene definito “non competitivo”. Non siamo quindi davanti alla classica gara nella quale una manciata di progetti viene finanziata e tutti gli altri restano fuori. I Comuni possono partecipare singolarmente oppure associarsi attraverso convenzioni. Ed è proprio quest’ultima possibilità che potrebbe diventare particolarmente interessante per la Ciociaria. Sessantasei piccoli Comuni significano sessantasei amministrazioni spesso alle prese con organici ridotti e capacità progettuali limitate.

Ma gli stessi sessantasei Comuni, se ragionassero per aree omogenee, potrebbero costruire servizi condivisi che nessuno di loro riuscirebbe probabilmente a sostenere da solo. La Valle di Comino, la Valle del Liri, i Monti Ernici o i Lepini non hanno necessariamente bisogno di 66 piccoli progetti isolati. Potrebbero avere bisogno di reti territoriali capaci di mettere insieme servizi per l’infanzia, attività per adolescenti, spazi per le famiglie e iniziative intergenerazionali.

Perché il problema demografico non conosce i confini comunali. La scadenza dell’avviso è fissata al 29 settembre 2026. Il tempo quindi c’è, ma non è molto. E questa volta sarebbe difficile sostenere che si tratti dell’ennesimo finanziamento costruito sulle esigenze delle grandi città e poco adatto alla nostra provincia. È quasi il contrario. Una provincia nella quale 66 Comuni su 91 hanno meno di 5.000 abitanti e nella quale la diminuzione della popolazione sta diventando una delle principali questioni economiche, sociali e territoriali dei prossimi decenni dovrebbe guardare a questi 50 milioni con particolare attenzione.

Perché combattere lo spopolamento non significa soltanto parlare di natalità. Significa fare in modo che avere un figlio e crescerlo in un piccolo Comune della Ciociaria non rappresenti una scelta più difficile rispetto a farlo altrove. Il bando, insomma, calza a pennello per la provincia di Frosinone.

Ora resta da capire quanti dei nostri 66 Comuni decideranno davvero di indossarlo.